Nel video “Intervista a un politico”, che vede come protagonisti Daria Bignardi e l’ex Ministro Brunetta, c’è una situazione di conflitto aperto, in cui l’ex Ministro accusa a più riprese la conduttrice di non aver letto il suo libro. L’atteggiamento di Brunetta è, dal mio punto di vista, molto difensivo; infatti, in apertura di video, si sente chiaramente che l’accusa dell’ex Ministro (“lei non ha letto il libro”) si sovrappone a un commento della Bignardi. Si può supporre che il commento fosse pungente, in primo luogo perché ha portato Brunetta a parlare sopra alla conduttrice, e in secondo luogo perché subito dopo Daria Bignardi fa una domanda molto precisa per costringere Brunetta a essere chiaro ed esplicito rispetto all’argomento di conversazione. L’ex Ministro non lascia alla conduttrice il tempo di finire la domanda, sovrapponendosi nuovamente alla sua voce, e accusandola ancora di non aver letto il libro (“se lei avesse letto il libro…”). A questo punto, Daria Bignardi, che recepisce come “battutine” le illazioni di Brunetta, reagisce con sarcasmo, e, nel tempo del video, non si arriva a nessuna risoluzione. Sempre nella sezione “Quando le cose si mettono male”, il video “Attento a come parli” mostra un’altra situazione di conflitto, anche se di natura completamente diversa dal primo. In autobus, una signora anziana chiede a un uomo (sulla quarantina) di potersi sedere affianco a lui. Di fronte al rifiuto e all’incuranza dell’uomo – giustificati da quest’ultimo dicendo che a breve sarebbe arrivata la sorella ad occupare il posto conteso, la signora si innervosisce, insultandolo apertamente. Si può pensare che la signora abbia chiesto all’uomo il permesso di sedersi per una mera questione di cortesia, ma che in realtà fosse convinta di avere il diritto di sedersi proprio in quel posto, e che, siccome chiaramente non teneva in considerazione l’idea che le si potesse rifiutare questo suo diritto, questo l’abbia fatta arrabbiare. Nel video è presente anche un terzo personaggio, un signore che si alza per lasciare il posto alla signora. Anche quest’ultimo entra il conflitto con l’uomo che non ha voluto cedere il posto accanto a lui, dicendogli che “se fosse una persona civile, si sarebbe alzato”. Tra i due si apre una discussione che non è più limitata alla questione del posto, ma che è a mio avviso un vero e proprio conflitto generazionale; infatti, il signore dice al giovane “noi abbiamo fatto la guerra”, come a sottolineare che, anche in virtù di questo, l’uomo avrebbe dovuto mostrare più rispetto ed educazione. In chiusura del video, sopraggiunge anche la sorella, che cerca blandamente di sedare il conflitto, dando di gomito all’uomo quando questo conclude dicendo “vecchi maledetti”. Un terzo tipo di conflitto non risolto si trova nel video intitolato “Tra moglie e marito”. Anche in questo caso il conflitto è aperto, entrambe le parti sono attivamente coinvolte. Trattandosi di una coppia separata che si incontra per stabilire le condizioni dell’affidamento del figlio Francesco, si può immaginare che non sia un’unica ragione a far scaturire il conflitto; infatti i due si provocano dall’inizio alla fine della conversazione, e le provocazioni diventano vere e proprie accuse, quando per esempio lei dice al marito che non è un buon padre, e lui, di rimando, l’accusa di non essere una persona normale perché pensa più alla carriera che alla famiglia. Le accuse non sono esattamente così esplicite nel video, ma l’evoluzione della loro discussione le rende abbastanza chiare. Nessuna delle due parti cerca di mettere fine al conflitto mettendosi realmente d’accordo; al contrario, a volte vengono proposti dei compromessi – spesso con tono quasi sarcastico- che hanno il solo risultato di far accendere di più la discussione, perché evidentemente sono considerati inaccettabili dall’altra parte coinvolta. La dimostrazione più lampante di questo si ha quando la moglie esplicita quali condizioni vorrebbe e il marito risponde “vorresti la resa totale”. Un altro esempio di conflitto senza risoluzione si può trovare nel video “Non è solo questione di età”. In questo video, una ragazza musulmana si presenta alla stazione di polizia per denunciare la scomparsa del padre, ma non viene presa sul serio dal poliziotto in servizio. Lui sin dall’inizio tratta la ragazza con palese sufficienza, le dà del tu, e, siccome non sono ancora passate 48 ore dalla scomparsa del padre della ragazza, le dice che le sue preoccupazioni sono infondate e addirittura suggerisce che il padre potrebbe essere rimasto in giro “con una donna, s’è messo a bere, sai com’è, un extracomunitario”. A questo punto la ragazza difende il padre, ed entra attivamente nel conflitto dicendo “non te ne frega niente perché è arabo”. Il poliziotto, infastidito, alza la voce e la invita a dargli del lei, ma la ragazza controbatte dicendogli che lui ha usato fin da subito il tu con lei, convinta che lo abbia fatto perché lei è extracomunitaria. Lui, dal canto suo, sostiene di averlo fatto per una questione di età. Dal mio punto di vista, entrambe le repliche sono comprensibili; è vero che la scelta di usare la forma di cortesia o meno è fortemente condizionata dall’età dell’interlocutore, così come è vero che a un poliziotto è, in genere, riconosciuto un ruolo di autorità, e in ragione di questo è normale che questi si aspetti che ci si rivolga a lui utilizzando la forma di cortesia. D’altro canto, però, in questo caso è anche impossibile non notare una certa mancanza di professionalità e di rispetto da parte del poliziotto; mancanza che, secondo me, ha spinto la ragazza a dargli del tu, negandogli, in un certo senso, la sua autorità.
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Brunetta è di certo irritato dalla domanda della Bignardi (la quale non ha nemmeno il tempo di formularla per intero), ma - a mio parere - piuttosto che sulla difensiva appare genuinamente convinto che la giornalista non abbia letto il suo libro (o che non l’abbia letto con attenzione). Ha quindi inizio una serie di accuse rivolte dall’ex ministro all’interlocutrice, la quale ribatte smentendo (il cosiddetto “rifiuto del contenuto proposizionale” o replica di tipo 3, in riferimento alla classificazione elaborata da Monica Beretta). A quello che potrebbe inizialmente sembrare un tentativo di compromesso (la Bignardi afferma di non aver imparato a memoria il libro di Brunetta) segue una frecciata (aggiunge che dopotutto non era poi così avvincente) che le vale l’applauso del pubblico, ma suscita dubbi sulla sua effettiva volontà di risolvere il conflitto.
Come giustamente osservato da SilviaV, la scena che si svolge sull’autobus è invece esempio di un conflitto di natura differente: un conflitto sociale – nella fattispecie, generazionale – nell’ambito del quale la questione del posto a sedere si rivela ben presto marginale. Lo dimostra l’intervento del terzo personaggio, estraneo alla disputa e che pure non esita ad accusare (indirettamente ma in modo inequivocabile) il giovane di inciviltà. È la scintilla che porta alla luce la vera natura del conflitto: l’incompatibilità tra la generazione che “ha fatto la guerra” e la “gioventù sprecata”. Le repliche impiegate dal personaggio intepretato da Valerio Mastandrea variano dalla critica sulla pertinenza (“che cazzo c’entra?” in risposta all’accenno all’uso dei mortaretti negli stadi) a quello che può essere considerato un rifiuto – indiretto - dei ruoli (il protagonista corregge la sorella affermando di essersela presa con un “vecchio” piuttosto che con un “signore”).
Anch’io penso che in “Intervista a un politico” l’accusa di Brunetta sia di tipo difensivo e legata a turni precedenti (guardando l’intervista completa, si vede Bignardi che gli chiede, incredula, se sia vero che da giovane dormiva in ufficio per risparmiare e lo prende in giro insinuando che, se oggi facessero così tutti i dipendenti pubblici, lui forse non sarebbe contento; Brunetta risponde, con un tono abbastanza freddo, che il suo ufficio non era un ente pubblico e che pubblico e privato sono cose totalmente diverse). Nell’estratto che vediamo qui, quando Bignardi nomina la “privatizzazione del pubblico”, Brunetta apre lo scontro in due modi: rifiutandosi di esprimere un’opinione in merito (“Io non l’ho mai detto”) e, soprattutto, accusando Bignardi di non aver letto il libro. L’ospite cerca di squalificare la padrona di casa come intervistatrice e come professionista. Dire ad una giornalista: “Lei non ha letto il libro”, quando l’ospite è stato invitato apposta per parlarne, è un’accusa piuttosto grave. Mi sembra interessante notare come Bignardi passi rapidissimamente, nel giro di pochi secondi, dall’autodifesa attraverso la negazione dell’accusa (“Stia tranquillo, il libro l’ho letto”), all’aggressività velata (“Son capace anch’io di fare le battutine”), ad una controaccusa travestita da negoziazione (“Ammetto che non l’ho imparato a memoria”, ovvero: non lo so a memoria, questo te lo “concedo”; ma sei pazzo a pretenderlo) e, per finire, ad una controaccusa formulata attraverso la negazione (“non è che il libro sia così avvincente”, ovvero: il libro è una vera noia, ti ho comunque invitato in trasmissione, e questo è il ringraziamento?). Tutto ciò avviene – come giustamente ha notato Silvia prima di me – mentre Brunetta si sovrappone con la voce e non rispetta i turni. I due interlocutori non sono perfetti estranei (si conoscono di fama, ed evidentemente nutrono un’antipatia reciproca), ma neanche amici, e si rapportano secondo quella che potremmo chiamare l’”etichetta” della trasmissione tv: Brunetta probabilmente si è sentito squalificato come ospite/autore per via (dell’osservazione “leggera” di Bignardi sulle sue notti in ufficio, e poi) della domanda non del tutto pertinente sulla “privatizzazione del pubblico”, mentre Bignardi si aspetta invece maggiore simpatia e collaborazione da parte dell’ospite (tanto più che il libro “non è avvincente” e l’intervista è una fatica) e viene accusata di non sapere di cosa sta parlando. L’aver letto o meno il libro, a mio modo di vedere, è solo un pretesto: ciascun interlocutore reagisce in base al modo in cui ritiene di essere stato “squalificato/a” dall’altro/a.
Un altro video che secondo me mostra molto chiaramente come il conflitto non riguardi tanto un oggetto, quanto una relazione è “Attento a come parli”, dove si può vedere come le due persone che “oggettivamente” sarebbero in “conflitto di interessi” (l’anziana signora che vuole sedersi, e la sorella di Stefano che si è fatta tenere il posto) non coincidano affatto con i protagonisti effettivi del conflitto relazionale (che invece sono Stefano e i due anziani). Qui il conflitto è fra perfetti estranei, che interagiscono fra loro su più livelli. Il primo livello è la differenza di età (e i "diritti/doveri" sociali che ci attribuiamo in base alla nostra età), livello che viene esplicitato: la signora si aspetta che Stefano le ceda il posto perché è “anziana” e “stanca”, poco importa che Stefano stia tenendo il posto per sua sorella. Quello che non viene esplicitato, ma che secondo me è molto presente, è l’elemento del ruolo di genere: la signora si aspetta che Stefano si alzi non solo perché è giovane, ma anche perché è un giovane uomo; tant’è vero che 1. di fronte al rifiuto di Stefano, le cede il posto un altro uomo che, pur essendo anziano (e forse stanco) quanto la signora, si sacrifica per ristabilire la "civiltà" (potremmo dire in questo caso: la “cavalleria”); 2. nessuno coinvolge nella discussione la sorella di Stefano, che è propriamente la persona per la quale il posto è occupato. È vero che la ragazza sta parlando al telefono e non è fisicamente “in mezzo”, è qualche passo più indietro; eppure nessuno la apostrofa dicendo: “Signorina, si decida: o sta lì in piedi o viene qui a sedersi”. Anzi, lei lascia che Stefano faccia da “rappresentante” del suo interesse e, quando finalmente lo raggiunge, si siede abbastanza tranquilla, cerca di calmarlo e si rivolge soltanto a lui, non agli altri (come se la situazione non la riguardasse – e infatti gli altri non l'hanno coinvolta!).
Credo che le situazioni siano molto diverse. Nello scontro Brunetta Bignardi i due hanno un "vissuto" che è reciprocamente noto e un'immagine presso il pubblico che non possono perdere, anzi la devono riaffermare, per cui sono entrambi aggressivi, sia con le accuse e le battute sia con il comportamento che si spinge sino a prevaricare l'interlocutore evitando che parli e sovrapponendosi allo stesso. D'altro canto basta seguire un talk show televisivo e situazioni di questo tipo sono ricorrenti.
La situazione sull'autobus invece credo debba essere ricondotta all'educazione/cultura che caratterizzano le diverse generazioni. L'anziano che rivendica un "diritto" e il giovane che ritiene che cedere il posto sia una "cortesia". Da questo diverso modo di intendere il gesto scatta il conflitto che, a mio avviso viene accentuato dall'intervento dell'altro anziano che si intromette.
Sono andato a cercare anche gli altri due video perchè mi sembra che stiate parlando di 4 video precisi. Rispetto a quanto detto da Silvia nel video Tra moglie e marito la situazione è più pesante e le accuse non mi sembrano tanto implicite; direi che invece volano i coltelli. Le ragioni molto probabilmente sono legate alla posta in gioco ( il rapporto coi figli ) e agli anni di vita in comune in cui probabilmente hanno vissuto conflitti che li hanno portati a separarsi; non escluderei che la ricerca di autonomia e di crescita professionale della donna possa aver causato reazioni di natura maschilista da parte del marito. Da come si pongono gli interlocutori credo sia una situazione insanabile. Quanto infine all'ultimo video il conflitto è causato dall'ignoranza del rappresentate delle forze dell'ordine che, forte della divisa e della posizione occupata, è maleducato nei confronti dell'interlocutore. Invece di spiegare le ragioni (norme interne, procedure ecc. ) che non consentono di attivare le ricerche del padre e invece di tranquillizzare la ragazza giunge ad ipotizzare, con un atteggiamento razzista e offensivo, comportamenti socialmente riprovevoli del padre.
Dopo aver scritto queste righe mi sono però posto una domanda: le mie sono osservazioni che scaturiscono dagli anni (una cinquantina) e dalla mia esperienza di uomo della strada, la vostra analisi invece mi sembra realizzata in modo più professionale utilizzando modelli e concetti specifici o, probabilmente, schemi di riferimento teorici che io non conosco. Mi piacerebbe sapere se questa impressione è vera.
Confermo, sono quattro video precisi, e effettivamente abbiamo dei riferimenti teorici. In merito al video "Tra moglie e marito", invece, ci tengo a specificare che non intendevo dire che le accuse fossero implicite o "nascoste", ma che quanto ho scritto è una parafrasi -più esplicita rispetto al video- e non una citazione testuale. A parte questa piccola precisazione, trovo che le osservazioni siano molto valide e interessanti!
Grazie per la conferma dell'ipotesi.
Condivido quanto detto fino ad ora, vorrei solo aggiungere che i quattro video analizzati mostrano, a mio avviso, come il conflitto si differenzi dal litigio in quanto conflitto sulle relazioni e non sull’oggetto della discussione vera e propria.
Nel video “Intervista a un politico”, Brunetta usa la questione del libro, accusando la giornalista di non averlo letto, sulla difensiva (come hanno detto SilviaV e MarcoL) cercando di rispondere a provocazioni o attacchi precedenti allo spezzone che abbiamo visto, andando ad attaccare l’interlocutrice direttamente al suo ruolo (come ha detto Marco, sarebbe gravissimo se una giornalista non avesse letto il libro oggetto dell’intervista). Facendo questo, cerca di screditare la giornalista, assumendo una posizione di superiorità. Daria Bignardi, però, coglie il tentativo di Brunetta e risponde: “non faccia il professore con me”, contestando quindi il ruolo che il politico ha tentato di assumere con la propria affermazione provocatoria. L’aggressività dei due interlocutori è quindi volta a difendere la propria “faccia”, il proprio ruolo e la propria immagine pubblica.
Nel video “Attento a come parli” si capisce in modo ancora più chiaro come il conflitto riguardi le relazioni e non l’oggetto della discussione. La signora, come ha detto SilviaV, crede di avere il diritto di sedersi e che sia dovere del ragazzo alzarsi e cederle il posto (dice infatti “Ma io sono anziana!”). Questo è il concetto che la signora ha di educazione e “civiltà”, che per lei è scontato e implicito; tuttavia tale visione si scontra con quella del ragazzo, che ha una posizione diversa da quella della signora (e del signore intervenuto) e che crede che cederle il posto non sia altrettanto scontato. Lo scontro tra queste due “visioni del mondo” genera il conflitto, che è anche generazionale e probabilmente di genere, come è stato detto. Si capisce quindi come il conflitto riguardi i ruoli e le relazioni dei partecipanti, non l’oggetto della discussione (anche perché, guardando bene, si vede che effettivamente ci sono davvero altri posti liberi sull’autobus!).
Nel video “Tra moglie e marito” i due interlocutori discutono dell’affidamento del figlio, ma si nota come siano i ruoli (in particolare quello genitoriale) ad essere l’oggetto del conflitto. La moglie rimprovera al marito il fatto di non essere abbastanza presente (“non è questo crescere un figlio”), mentre il marito rimprovera alla moglie il fatto di essersi allontanata da casa per fare carriera. Per la moglie, anche il tentativo di risolvere il conflitto è legato più alla relazione che all’oggetto stesso del litigio: “voglio un rapporto civile con te perché sei il padre di mio figlio”.
Infine, anche nel video “Non è solo una questione di età”, si vede come il conflitto ben presto vada oltre alla semplice questione della denuncia di scomparsa e diventi un conflitto legato al ruolo dei partecipanti: un poliziotto italiano che ostenta superiorità e sufficienza nei confronti di una ragazza di origine araba più giovane di lui. Il conflitto è esplicitato a parole, attraverso gli stereotipi, i pregiudizi, e l’uso del “tu” da parte del poliziotto e dalla difesa piuttosto decisa della ragazza. Tuttavia, il fatto che il conflitto sia più legato al ruolo dei partecipanti che all’argomento della discussione, per me si può vedere anche dal fatto che questo atteggiamento di superiorità venga espresso innanzitutto con il linguaggio non verbale da parte del poliziotto. Ho trovato che il suo sguardo e il suo tono di voce parlando alla ragazza ostentassero sufficienza già dai primi scambi di battute, dal contenuto neutro. Questo probabilmente ha generato delle aspettative nella ragazza riguardo al possibile svolgimento della conversazione, così che alla prima affermazione aggressiva (“sai com’è, un extracomunitario”), risponde esplicitando il conflitto di ruoli (“non te ne frega niente perché è arabo”).
Concordo con il fatto che sia un conflitto aperto, soprattutto alla fine. Mentre all’inizio con quel “e dai” la giornalista sembra voler evitare il conflitto, alla fine attacca il ministro con del sarcasmo, come ha detto Silvia (“anche perché non era così avvincente”).
A mio parere, Brunetta sta davvero avendo la sensazione che la giornalista non abbia letto il libro, sono d’accordo con Luca. Questo ovviamente lo irrita, perché la giornalista sta facendo delle domande poco pertinenti (“io non l’ho mai detto”) oppure la cui risposta è già contenuta all’interno del libro.
Per me in questa conversazione sono presenti esempi di Rifiuto di tipo illocutivo, tipo 2.3. “Rifiuti dei ruoli”: la Bignardi dice infatti: “non faccia il professore con me”. Per me è sottinteso un: “lei come si permette di insinuare che io non ho letto il libro?”. Inoltre sono presenti anche rifiuti del conteuto proposizionale: si passa da rifiuti totali del contenuto (“e dai però ministro sia tranquillo, io il libro l’ho letto”) a rifiuti parziali del contenuto (“devo ammettere che non l’ho imparato a memoria”).
Il secondo video che ho analizzato è quello della sezione “dare del tu dare del lei”. Sin dall’inizio si avverte una certa tensione, visto che il poliziotto, sia con il linguaggio verbale che non verbale (la postura, le espressioni del viso), non dà importanza alle richieste della ragazza. Ma il conflitto si inasprisce a partire dalla battuta “oh bambina, stiamo calmini, eh? E poi iniziamo a rivolgerci con il Lei”. Il poliziotto, come diceva Silvia, vuole che gli si dia del lei perché è in una posizione di autorità, ma ha mancato di rispetto alla ragazza usando del tu. Lei sospetta che sia a causa della sua nazionalità, lui si giustifica dicendo che lo ha fatto per l’età. Io credo che sia un misto dei due. Questo è secondo me un esempio di critica sulle regole della conversazione, nello specifico, sulla cortesia.
Trovo i commenti precedenti molto pertinenti e condivido pienamente quanto è stato detto.
Per quanto riguarda il litigio Brunetta-Bignardi, credo che sia anche utile sottolineare che si svolge di fronte a un pubblico. Daria Bignardi si sente insultata in quanto giornalista e tenta di "salvare la faccia" di fronte a chi assiste alla scena. Il ministro la accusa velatamente di non svolgere bene il suo ruolo sociale, perché un giornalista/ conduttore che invita un ospite per promuovere un libro deve perlomeno averlo letto. Lei risponde con insulti più o meno espliciti soprattutto per far vedere agli altri che è in grado di tenere testa a un ministro e che non si lascia intimorire. Ad esempio, dicendo che il libro "non è così avvincente da dovere impararlo a memoria" sta comunicando che il libro non è degno di essere letto. A mio avviso, proprio con questo commento Bignardi perde la faccia, perché evidenzia chiaramente il suo comportamento contraddittorio: da un lato, ha invitato una persona per promuovere il suo libro, dall'altro fa capire che secondo lei il libro stesso non deve essere promosso. Inoltre, la conduttrice avrebbe potuto tranquillamente evitare il litigio e salvare l'intervista, ma credo che abbia voluto sfruttare la situazione per creare audience e per dare un'immagine "simpatica" di sè...
Ho trovato la scena sull'autobus abbastanza divertente. Credo sia un esempio perfetto di scontro tra due rappresentazioni estremamente diverse della realtà, e quindi un esempio di comunicazione interculturale a tutti gli effetti, nonostante i due interlocutori parlino la stessa lingua e siano di origine italiana. E' evidente che condividono solo lo stesso codice linguistico, mentre la distanza culturale tra i due minaccia la riuscita della comunicazione. Anche il modo di insultare è diverso: la signora rivolge insulti più espliciti e a mio avviso non del tutto giustificati ("maleducato", "ignorante marochin"); Stefano invece si limita a commentare con ironia le frasi del signore anziano ("ecco si vede che lei è civile", "complimenti", "certo sprecata, be' certo". Tuttavia, anche Stefano alla fine non può più trattenersi, tanto che sfocia nell'insulto esplicito usando una parolaccia e definendo il signore un "vecchio".
Infine, vorrei rivolgere una domanda a tutti: tra i quattro video analizzati, qual è secondo voi quello più aggressivo? A mio avviso quello in cui moglie e marito cercano invano di accordarsi. Può sembrare il conflitto più "contenuto", perché entrambi cercano di mantenere il tono di voce basso (dato che sono in un bar) e cercano di non sfociare in una discussione violenta, magari come quelle che hanno avuto in passato. Tuttavia, credo che i turni siano estremamente aggressivi, soprattutto quelli del marito.
Ad esempio: "direi che stai cominciando a ragionare" = di solito non ragioni; "fai la persona normale" = sforzati di farlo perché non lo sei; "tanto hai già deciso" = imponi sempre le tue decisioni sugli altri; "fai quello che vuoi" = voglio esattamente che tu faccia come dico io...
Cosa ne pensate?
Tutte le analisi sono estremamente interessanti :)
Per quello che riguarda il video “intervista a un politico”, sono d’accordo sul fatto che Brunetta e Daria Bignardi si attacchino vicendevolmente per difendere la propria “faccia”, ma credo anche che fin dall’inizio della discussione entrambi siano profondamente prevenuti l’uno nei confronti dell’altra. Brunetta evidentemente pensa che qualunque cosa la giornalista dirà sarà una critica verso di lui e la questione del libro sembra una scusa per passare subito all’attacco, quindi l’oggetto del conflitto non è esattamente ciò di cui stanno discutendo. Da ciò che Daria Bignardi dice traspare come persino lei sia prevenuta nei confronti dell’altro. Quindi due interlocutori finiscono inevitabilmente per aggredirsi, qualunque sia l’argomento di conversazione.
Nel video “Attento a come parli”, una semplice diatriba tra una signora anziana e il Personaggio interpretato da Mastrandrea si crea inizialmente come un conflitto tra “civiltà” e “inciviltà” .“Ecco si vede che lei è civile”, affarma con ironia Stefano, mentre intende esattamente il contrario. Si arriva infine ad uno scontro “generazionale” più aperto, dove in realtà l’oggetto nascosto del conflitto rimane sempre la questione della “civiltà”. Questo viene riassunto bene dall’ultima battuta di Mastrandrea che ribadisce alla sorella come lui non sta parlando con un SIGNORE (parola che evoca un certo rispetto) ma con I VECCHI, parola che sottolinea una voluta mancanza di rispetto da parte sua, come a voler provocare l’uomo e ostentare di essere un "giovane incivile" (cosa che invece non pensa di essere).
Invece, nel video “Non è solo questione di età”, l’Ispettore Coliandro ha a che fare, con la sua solita spavalderia, con una ragazza di origini arabe che denuncia la scomparsa del padre. Come da titolo, è evidente che non è solo una questione di età. Coliandro, in quanto poliziotto, a modo suo sente di appartenere ad ruolo superiore rispetto alla giovane ragazza, e ad una posizione sociale superiore, in quanto durante la conversazione lascia trasparire i suoi pregiudizi verso la popolazione "araba extracomunitaria”. Dunque Coliandro sceglie di dare del TU per tutti questi fattori.
Per IsabellaL: mi trovo fondamentamente d’accordo con te :) Mentre negli altri video ad un certo punto si sfocia nel conflitto aperto, nel video “tra moglie e marito” una sottile trama di accuse implicite e “non detti” coinvoglia una maggiore tensione aggressiva tra i due interlocutori.
Rispondo alla domanda di IsabellaL
Come avevo detto nel mio precedente intervento, al centro dello scontro esiste un oggetto molto importante per entrambi: il rapporto col figlio. Ancora, all'incontro i coniugi arrivano dopo un vissuto di conflitti. Mi sembra quindi giustificato il fatto che in questo scontro emerga un'aggressività superiore a quella rintracciabile negli altri episodi.
Tutti i commenti sono molto interessanti.
Sul video “non è solo questione di età” mi vorrei riallacciare al discorso di IreneC a proposito della sufficienza dell’ispettore e aggiungere un ulteriore spunto di riflessione.
Vorrei far notare che il tono di supponenza dell’ispettore è presente fin dalla primissima battuta (“e da quando mancherebbe?”), quindi da prima di sapere che il padre della ragazza manca “solo” dalla sera precedente. Se l’ispettore assumesse un tono di supponenza DOPO aver saputo che effettivamente il padre della ragazza manca da così poco tempo, potremmo pensare che il suo atteggiamento verso la ragazza sia causato in primis dal fastidio (della serie “questa mi fa solo perdere tempo”), al quale si somma, in un secondo momento, il suo palese razzismo verso i musulmani. Invece, il fatto che assuma un tono di supponenza già PRIMA di sapere che il padre della ragazza è scomparso da così poco tempo denota chiaramente che il vero motivo del suo atteggiamento è proprio il pregiudizio che nutre verso la ragazza (e per estensione verso tutti i musulmani), e il fatto che il padre manchi da poche ore rappresenta solo un motivo in più per avercela con lei (e con i musulmani). E vado oltre, oserei dire che l’ispettore è addirittura compiaciuto di aver trovato conferma dei suoi pregiudizi. È come se dicesse a sé stesso “vedi che ho ragione ad avercela con i musulmani”.
Il ragionamento che fa l’ispettore non è “uffa, la ragazza mi fa perdere tempo, ed è pure musulmana”, bensì “uffa, la ragazza è musulmana e mi fa pure perdere tempo”. La differenza è molto sottile, ma a mio parere è fondamentale per capire la vera natura del conflitto.
Alla luce di ciò, penso di poter dire con discreta certezza che tra i due sarebbe nato un conflitto anche se il padre della ragazza fosse scomparso da mesi.
Per quanto riguarda il video “intervista a un politico”, sono d’accordo con chi sostiene che Brunetta è genuinamente convinto che Daria Bignardi non abbia letto il suo libro. A mio parere la conduttrice, che probabilmente il libro effettivamente non l’ha letto o al massimo lo ha sfogliato velocemente, per qualche secondo si sente “colta in fallo” e cerca di salvare la propria faccia (“eh però dai ministro stia tranquillo il libro l’ho letto”). Poi, però, davanti all’insistenza di Brunetta (che per tre volte ripete “non l’ha letto bene”), si innervosisce e passa dalla volontà di salvare la propria faccia al tentativo di screditare quella di Brunetta (“non è che sia proprio così avvincente da doverlo imparare a memoria”).
Vorrei aggiungere che a mio parere Daria Bignardi ha avuto il “coraggio” di attaccare così apertamente Brunetta perché, dato che l’ex ministro Brunetta non ha mai goduto di particolare apprezzamento da parte dell’opinione pubblica, sapeva che il pubblico in studio molto probabilmente sarebbe stato dalla sua parte e, attaccandolo, sarebbe risultata addirittura simpatica (come già detto da IsabellaL). Se la Bignardi avesse avuto in studio un ospite molto amato dal grande pubblico, dubito fortemente che si sarebbe lanciata in una dichiarazione del genere.
Trovo che tutti i commenti siano interessanti e originali.
Per quanto riguarda il video "intervista a un politico", non mi trovo completamente in accordo con un punto menzionato da Luca e Silvia S. Basandomi su altre interviste di Brunetta, ho notato che quando viene messo in difficoltà - in questo caso con la domanda "quindi lei non è d'accordo con chi vuole privatizzare?" - Brunetta tende a evitare di rispondere alla domanda "scomoda", concentrandosi, e quindi concentrando l'attenzione del pubblico, su un'altra questione, in realtà secondaria. In questo caso, non penso che il vero obiettivo fosse quello di sottolineare che la Bignardi non ha letto il suo libro, quanto quello di distogliere l'attenzione del pubblico dalla domanda che gli è stata posta. Quindi, a mio avviso, Brunetta non crede ingenuamente che la Bignardi non abbia letto il suo libro.
Qui poi mi ricollego a quanto detto da diversi prima di me, concordando sul tentativo di entrambi di "salvare la propria faccia", mettendo in discussione quella dell'altro/a e quindi aprendo il conflitto.
Per quanto riguarda il video "non è solo questione di età", vorrei aggiungere che sarebbe interessante vedere come la ragazza si è rivolta al poliziotto nella parte precedente al video che abbiamo visto noi. Se la ragazza avesse iniziato la conversazione dando del tu al poliziotto, questo potrebbe aver portato il poliziotto a partire prevenuto nei confronti della ragazza e del suo problema. Il conflitto si sarebbe dunque aperto in quel momento, per "colpa" della ragazza. In questo caso si tornerebbe in parte al concetto di "salvare la propria faccia": il poliziotto, sentendo messa in discussione la propria autorità a causa dell'uso del "tu", avrebbe potuto contrattaccare mettendo in discussione l'onore del padre della ragazza.
Se invece, come sembra essere nel video, fosse stato il poliziotto ad aprire il conflitto mostrandosi irrispettoso nei confronti della ragazza e del padre, allora non mi rimarrebbe che tornare al punto menzionato da Stefano, ovvero che il poliziotto parte prevenuto nei confronti del padre "scomparso", e dice che PROPRIO PERCHé è extracomunitario sarà andato con una donna o a bere.
Condivido pienamente quello che è stato scritto nei commenti precedenti in relazione al video “Intervista a un politico”. In questo video noto che la situazione di conflitto viene innescata prima di tutto da parte dell’ex ministro Brunetta che, nella mia percezione, è convinto che la giornalista non abbia letto il suo libro. Forse, guardando l’intervista per intero, ci si potrebbe rendere conto se già precedentemente ci siano state nelle affermazione della Bignardi che abbiano fatto pensare a Brunetta che la giornalista non abbia letto il suo libro. La Bignardi, rendendosi conto di ciò che sta succedendo, cerca prima di “mitigare” il conflitto nascente, anche se la tensione è chiaramente nell’aria. Nel corso del video il conflitto diventa sempre più evidente e aperto, anche se sono convinta che ciò che accade sia molto legato al contesto televisivo in cui i due interlocutori si trovano, come ha già sottolineato IsabellaL: i sorrisi falsi, le battutine, il commento che va alla ricerca dell’applauso, rientrano nelle caratteristiche di un tipico conflitto televisivo. Un conflitto aperto, sullo stesso argomento non davanti alle telecamere, sarebbe stato ben diverso.
Il secondo video che ho analizzato è “Tra moglie e marito”. Anche in questo caso, per ricollegarmi al commento del video precedente, trovo che il luogo, in questo caso il bar, in cui avviene l’incontro tra due abbia un ruolo chiave, in quanto è meno probabile che si arrivi a “fare scenate” in un luogo pubblico, anche se, al contrario, non è escluso che in un contesto privato avvenga questo tipo di comunicazione piena di impliciti. Già dai primissimi turni, per esempio l’ironico “cos’è, il festival dei ricordi?” si capisce che i due interlocutori non sono ben disposti l’uno verso l’altro e che il conflitto si innesca immediatamente a causa dei problemi nel loro rapporto, scaturiti molto prima dell’incontro al bar. A mio avviso il livello di aggressività che viene trasmesso è molto alto, reso tale anche da tutto ciò che è celato dietro ad alcune cose che vengono dette dai due. Quindi, anche se trovo che Marco e la ex moglie si scambino a volte accuse dirette, penso che la maggior parte del conflitto non venga esplicitato. Per riallacciarmi alla domanda di IsabellaL, sono d’accordo che questo video sia quello in cui è presente il conflitto più aggressivo.
Trovo tutti i commenti e le riflessioni molto interessanti.
Effettivamente, nel video “Intervista a un politico” si vede che secondo Brunetta la domanda della giornalista è scomoda, e cerca di non rispondere cambiando argomento e accusando la giornalista di non aver letto il libro. Siccome si trovano in una situazione pubblica, entrambi cercano di salvare la propria “faccia” attaccandosi a vicenda e il conflitto si ingrandisce sempre di più.
Mi sembra interessante il fatto che la frase “Non l’ha letto bene” sia quella più ripetuta nel brano, evidentemente perché è meno forte di “Se lei avesse letto il libro” o “Lei non l’ha letto”, dato che non si afferma che la giornalista non abbia letto il libro ma soltanto che lei non l’abbia fatto come dovuto, anche se implicitamente si vede che lui è convinto che la giornalista non l’abbia letto.
Per quanto riguarda il secondo video, mi trovo pienamente d’accordo con SilviaV. La donna chiede se si può sedere per una semplice ragione di cortesia, dando per scontato che la risposta sarà affermativa perché è un suo diritto il potersi sedere. Le sue aspettative non vengono realizzate e il suo diritto le viene negato, quindi nasce un conflitto. Sono anche d’accordo sul fatto che questo conflitto sia d’indole generazionale, dato che l’opinione della donna anziana è condivisa dall’uomo che ha la sua stessa età e che cerca di diffendere un diritto che pensa che sia dovuto anche a lui.
Il video “Tra moglie e marito” ha certamente un livello di agressività molto alto, sopratutto nei toni del marito, com’è stato detto in precedenza. Mi piacerebbe precisare, però, che forse l’agressività del marito sia dovuta al fatto che la moglie sembra aver deciso già in precedenza cosa succederà con il loro bambino, e che sia andata lì non tanto per negoziare una soluzione ragionevole, ma soltanto per comunicare al marito quale sarà la risoluzione (ovvero, che lei porterà via il figlio). Il marito, vedendosi negato un suo diritto (quello di stare con suo figlio) alza il tono delle acuse verso la sua ex-moglie.
Rispondendo alla domanda di IsabellaL, per me il video più aggressivo è stato “Non è solo questione di età”. Dal punto di vista di un non-madrelingua italiano, già l’uso del condizionale nella prima frase (“Da quando mancherebbe?”) mi fa subito pensare che il poliziotto abbia dei pregiudizi, come ha acennato StefanoC, e che quindi non sia disposto a prendere sul serio la ragazza (se l’uso del condizionale è legato ai dubbi o alle ipostesi, non sarebbe più corretto, per rispetto a una ragazza preoccupata per la scomparsa del padre, utilizzare un tempo verbale diverso?). Inoltre, il linguaggio non verbale (l’espressione del viso con cui dice “Sicuro che sarà succeso qualcosa”, facendo capire proprio il contrario) e quello paraverbale (il tono che usa in tutta la conservazione) mi fanno sembrare più che giustificato l’atteggiamento della ragazza: il poliziotto ha mancato ripetutamente di rispetto a lei e a suo padre, quindi (sempre dal punto di vista di un non-madrelingua) non penso dovrebbe dare del Lei a un pubblico ufficiale che non mi sembra la stia trattando come dovrebbe.
Avete scritto tanto su tanti esercizi. Io non ho fatto ancora tutti i esercizi che ci sono...non so bene forse. Però io ho fatto esercizio sul "TU" con il poliziotto e la ragazza in questura. Anche io non sono italiana. SaraV dice che il poliziotto dice "Da quanto mancherebbe" perché subito il poliziotto ha pregiudizi perché la ragazza è straniera. MA io ho una domanda: la ragazza nel video è molto molto preoccupata. Il poliziotto forse dice "da quanto mancherebbe" perché la ragazza è molto giovane e lui ha paura che lei è molto esagerato? Non so. Pregiudizio solo perché straniero o anche perché giovane?
Però in esercizio dice "franteindimento". Io capisco frantendimento se tu capisci una cosa che io non volevo dire davvero. MA secondo me poliziotto davvero voleva dire TU alla ragazza.
Sì Iulia hai scritto bene. Fraintendimento è quando due persone non si capisce e c'è un errore tra loro perché si capisce male una parola, una cosa detta o una cosa anche fatta (come anche azione o gesto).
Ho letto tutto il discorso che avete scritto: è tutto interessante ma molto difficile per me. Io non conosco molto bene italiano. Però ho capito che tutti litigano
Tutti i commenti sono molto interessanti.
Concordo pienamente con l'interpretazione di Marco di quanto accade in "Intervista a un politico". Dubito che Brunetta sia davvero convinto del fatto che la Bignardi non ha letto il suo libro. Non è quello il punto. Il punto è evitare una domanda diretta e precisa della Bignardi, che richiede una presa di posizione diretta e precisa da parte da Brunetta su una questione delicata. E lui sposta il focus attaccando la "faccia" della Bignardi per difendere la propria. La Bignardi con il suo "e dai" non vuole certo mitigare il conflitto, del resto non ne avrebbe interesse (per l'audience, come già detto). Da quando Brunetta fa il suo attacco diretto alla faccia della conduttrice ("se lei avesse letto il libro") comincia la corsa a chi squalifica con più incisività l'altro, fino al vero e proprio attacco da parte della conduttrice ("anche perché non è che sia poi così avvincente da doverlo imparare a memoria"), ed è interessante a quel punto l'espressione facciale del ministro, coronata dall'applauso del pubblico, che pare assegnare la vittoria, se così vogliamo definirla, alla Bignardi. La quale ha preso l'accusa potenzialmente molto grave di Brunetta (non hai letto il libro abbastanza attentamente, non sei una giornalista professionale) e, dopo essersi difesa brevemente ("il libro l'ho letto"), sposta l'accusa in posizione tematica e lancia il proprio attacco in rema (e va bene, non avrò letto il tuo libro con attenzione, ma del resto sappiate tutti che non ne valeva neanche la pena).
Riguardo al video “Non è solo questione di età”, concordo in pieno con Stefano. L'Ispettore è prevenuto, e lo dimostra il condizionale con cui esordisce ("e da quando mancherebbe", un chiaro segnale che non la sta prendendo sul serio), e anche io ho l'impressione che sia compiaciuto quando la ragazza dice che il padre manca "solo" dalla sera prima. Forte della sua autorità e del suo ruolo, lui non si preoccupa né di implicitare quello che pensa ("e che ne so.. avrà incontrato qualcuno, una donna, s'è messo a bere.. un extracomunitario") né di dare del tu alla ragazza. Ad un certo punto fa anche un rifiuto totale, condito da abbondante ironia, ("sicuro gli è successo qualcosa") cui la ragazza risponde con il suo stesso atteggiamento, ovvero esplicita il pensiero di lui e gli dà del tu ("non te ne frega niente perché è arabo"). Con questo si apre il conflitto. E non potrebbe del resto non aprirsi, perché se l'Ispettore lasciasse passare ci perderebbe la "faccia". La cosa interessante è che la sua replica non è assestata a livello di contenuto ma a livello di relazione ("e poi iniziamo a rivolgerci con il lei"). L'arma però è a doppio taglio, perché il "lei" in italiano (almeno per come lo percepisco io) è qualcosa che sta al di sopra dei ruoli, delle autorità, qualcosa che oltre una certa soglia di età (la maggiore età probabilmente?) va concesso all'interlocutore. Il tu/lei entra a far parte della nostra "faccia" in modo forte e peculiare, per cui se qualcuno mi dà del tu non ci perdo tanto io la faccia, quanto quel qualcuno, che fa la figura del maleducato. E infatti quando la ragazza reclama il suo diritto di sentirsi dare del lei (che non c'entra con i ruoli ma con la buona educazione di entrambi i partecipanti), l'Ispettore per la prima volta passa sulla difensiva. Anche perché lei dimostra grande padronanza della lingua/cultura italiana. Concordo con Stefano anche sul fatto che il conflitto sarebbe scoppiato in ogni caso. Sia per l'atteggiamento dell'Ispettore sia (soprattutto) per quello della ragazza, che non è disposta a subire il suo razzismo in silenzio.
Per rispondere a Isabella, sono d'accordo. Il conflitto con maggiore aggressività, secondo la mia percezione, è quello di "Tra moglie e marito". Non solo perché, come già detto, i protagonisti si trovano in un luogo pubblico e hanno il tacito accordo di salvarsi la faccia a vicenda (faccia che inevitabilmente si ritroverebbero danneggiata entrambi, se anche solo uno dei due aprisse il conflitto), ma anche perché sono quelli che, fra i protagonisti di tutti i conflitti in analisi, hanno più da perdere e che si conoscono meglio. Non è tanto in discussione il loro ruolo/autorità quanto la loro faccia più personale e più intima (che ciascuno dei due saprebbe bene dove colpire).
Ho letto i commenti precedenti e concordo con quanto è stato detto.
Riguardo al video "Intervista ad un politico", personalmente non so se la Bignardi abbia davvero letto il libro di Brunetta o no.
Chiaramente Brunetta si sente attaccato dalla domanda della Bignardi "quindi lei non è d'accordo con chi vuole privatizzare": percepisce di essere in una situazione "scomoda" (riprendo quanto detto da jessica_M) e decide di "rilanciare la palla". Così facendo si mette sulla difensiva, tirando in ballo il suo libro e accusando la giornalista di non averlo letto. Lo vedo come un modo per scaricare le colpe sulla Bignardi, per far passare lei come la persona che si trova "in difetto" in quella data situazione.
Come dice marcoL, anche io vedo nelle parole e nel tono di Brunetta un tentativo di squalificare la giornalista, di privarla del suo ruolo. Accusarla di non aver letto il libro oggetto dell'intervista è un affronto bello e buono, che screditerebbe la Bignardi come giornalista e presentatrice del programma. Tuttavia lei sa difendersi molto bene: controbatte dicendo di averlo letto ma di non averlo imparato a memoria.
Trovo la risposta della Bignardi molto sottile: apparentemente è come se stesse riconoscendo le sue colpe (ammettendo di non averlo letto), ma credo che la sua voglia essere una frecciatina all'ex ministro, ricalcata dalla frase "anche perchè non è che sia proprio così avvincente da doverlo imparare a memoria". Il pubblico capisce la situazione, coglie la frecciatina ed esplode in un applauso.
Il conflitto c'è, è presente fin dall'inizio, ma è evidente che da entrambe le parti manchi la volontà di risolverlo.
Per quanto riguarda il video "Non è solo questione d'età", la cosa che mi ha subito lasciato spiazzata è il fatto che la ragazza abbia dato del tu al poliziotto. Trattandosi di un pubblico ufficiale e ricoprendo una certa posizione, ritengo che abbia dovuto dargli del lei. Tuttavia, come dice jessica_M, sarebbe interessante sapere com'è iniziata la conversazione tra i due.
Il poliziotto, dal canto suo, non si fa problemi nel dare del tu alla ragazza. Sono tre le ragioni per cui secondo me decide di agire così:
1. è in una posizione di maggiore autorità, e in virtù di questo non si sente in dovere di darle del lei;
2. la ragazza ha vent'anni;
3. la ragazza ha evidentemente origini non italiane.
L'età della ragazza e il fatto che non abbia origini italiane contribuiscono a suscitare diffidenza da parte del poliziotto, che già parte prevenuto nei suoi confronti. Non le crede e la tratta con aria di sufficienza. Come dice StefanoC, il conflitto si percepisce già nella prima battuta: con quel "da quanto mancherebbe?" si capisce che il poliziotto non crede alla ragazza. L'atteggiamento scontroso del poliziotto non fa altro che acuirsi quando la ragazza gli dice che suo padre manca dalla sera precedente (e non sono passate quindi le 48 ore canoniche dopo le quali si denuncia la scomparsa di qualcuno): se fino a prima il conflitto era più nascosto, adesso emerge completamente.
Un'ultima riflessione: trovo il commento della ragazza "non te ne frega niente" un po' troppo diretto, esagerato forse. A livello contenutistico lo condivido pienamente (è evidente che il poliziotto non dà particolare peso alla vicenda anche perchè la ragazza è araba), ma è il modo ad essere sbagliato. Per quanto la ragazza sia infastidita o addirittura irritata nei confronti dell'ispettore, avrebbe dovuto comunque ricordare che lei si trova in una posizione subordinata rispetto a lui, e per questo avrebbe dovuto mostrare maggiore rispetto. Non dico che non avrebbe dovuto manifestare i suoi pensieri, ma avrebbe dovuto farlo con dei modi più consoni alla situazione. Questa mancanza di rispetto della ragazza spiega quindi la brusca reazione dell'ispettore, che sbotta con un "oh bambina, stiamo calmini, eh?"
Concordo anche io con quanto detto fin'ora riguardo il video "Intervista ad un politico".
Anche se a primo impatto a colpire è l’atteggiamento piuttosto diretto e aggressivo dell'ex ministro Brunetta, se spostiamo l'attenzione sulla presentatrice (Daria Bignardi) e sulla sua reazione, salta all’occhio come in Italia spesso i conduttori televisivi manchino di professionalità, optando per ‘battutine’ e commenti dall’applauso facile. Per capire meglio questo conflitto, bisognerebbe senza dubbio guardare l’intervista intera. E’ legittimo difendersi se attaccati per cose che non si ha detto o che sono state male interpretate…Diciamo che Brunetta avrebbe potuto ‘difendersi’ in modo più cortese, anziché accusare la Bignardi di non avere letto il libro. C’è da dire, però, che nemmeno la conduttrice brilli per pazienza o cortesia (probabilmente la cortesia fa meno audience dello scontro verbale?). Rispondere a tono con un "non è così avvincente da dovere impararlo a memoria" fa un po’ litigio fra bambini, piuttosto che discussione fra adulti.
La scena sull'autobus rappresenta in modo realistico e un po’ ironico lo scontro fra due generazioni diverse. L’ho trovato anche divertente (a chi non è capitato di prendersi del ‘giovane poco rispettoso’ da qualche anziano spazientito senza motivi reali?). E’ risaputo che anche se due individui parlino la stessa lingua e siano entrambi italiani, l’età possa rappresentare comunque un ostacolo nella comunicazione. Alle diverse età vengono associati stereotipi piuttosto fissi: i giovani sono sempre maleducati, fannulloni e irrispettosi; gli anziani sono fastidiosi e si lamentano di tutto.
Devo ammettere che non mi è piaciuta affatto l’offesa dell’anziana, "ignorante marochin”. Se questo è l’esempio di rispetto e civiltà che viene offerto dalle generazione più vecchie, non c’è da stupirsi che i giovani siano così.Ad ogni modo, credo che anche Stefano abbia sbagliato: la migliore opzione sarebbe stata l'indifferenza. Scegliendo l'insulto, è passato direttamente dalla parte del torto.
Concordo con tutti!
Guardando Intervista ad un politico, anche io sono convinta che Brunetta voglia evitare la prima domanda spinosa della Bignardi e che per questo sposti il focus sul libro (= la risposta alla domanda è nel libro, non ne voglio parlare). Il conflitto poi non riguarda l'aver letto il libro o meno, ma il modo in cui partecipanti si vedono a vicenda, infatti le accuse vogliono screditare il ruolo dell'altro.
Sono d'accordo con MarcoL e le sue osservazioni sulle risposte della Bignardi, davvero interessanti per il modo in cui vengono formulate, sono tutte accuse più o meno implicite.
E' vero che la presenza del pubblico nel talkshow è importante: il motivo per cui nessuno dei due sembra intenzionato a finire la litigata è che ognuno vuole avere l'approvazione del pubblico screditando l'altro. La Bignardi ammette di non aver imparato a memoria il libro e sembra volersi riappacificare (finta negoziazione), ma poi aggiunge che non l'ha fatto perché non era poi così avvincente, cioè lancia un'altra accusa: non vale la pena leggere/ricordare un libro di qualcuno che non mi piace. E lo dice proprio perché sa che Brunetta non è amato nemmeno dal pubblico, che infatti applaude lei.
Ma come dice IsabellaL, se il libro non è degno di essere letto, perché la Bignardi invita in tv Brunetta a promuoverlo? In effetti è vero che perde un po' la faccia nonostante l'applauso. Forse vuole screditare Brunetta dall'inizio, libro o meno, perché parte prevenuta su di lui?
Alla frase della Bignardi "sono capace anche io di fare le battutine", Brunetta replica "le facciamo!", e sembra improvvisamente cooperativo (letteralmente: ok, sdrammatizziamo pure la situazione), ma dalla sua faccia e dall'applauso del pubblico si capisce che è ironico: vuole continuare il conflitto, perché si sente screditato dal fatto che la Bignardi definisca semplici "battutine" le sue accuse.
Ho visto anche Attento a come parli, e concordo che la comunicazione può venir meno anche tra parlanti di una stessa lingua (che in teoria condividerebbero anche gli stessi frames), perché i singoli hanno visioni soggettive diverse della realtà, data l'età e il genere di ognuno. Quindi nel video il conflitto è soprattutto generazionale e anche di genere. Non riguarda il singolo posto a sedere in bus, ma il fatto che una donna anziana ha il diritto di sedersi, e che in questo senso un giovane uomo dovrebbe essere educato quanto uno più vecchio... Anche se comunque, l'insulto della donna anziana "ignorante marochin" contraddice un po' l'aspettativa della "civiltà degli anziani", no?
Trovo difficile aggiungere altro, perché i commenti precedenti sono stati già molto esaurienti.
Per quanto riguarda il video “Intervista a un politico” concordo con LucaA, SilviaS e StefanoC che sostengono che Brunetta, seppur infastidito dalla domanda della Bignardi, sia realmente convinto che la conduttrice non abbia letto il libro, o comunque l’abbia letto in modo sommario. Sono inoltre d’accordo con SilviaS che dice che inizialmente con quel “e dai” la giornalista sembra voler evitare il conflitto, ma poi con la sua battuta sarcastica “anche perché non era così avvincente” attacca il ministro. Infine concordo con IsabellaL e ValentinaG sul fatto che questo sia un tipico conflitto televisivo.
Per quanto riguarda il video “non è solo questione di età” sono d’accordo con StefanoC e IreneC che parlano della sufficienza dell’ispettore, evidente fin dall’inizio con quel “e da quando mancherebbe?”. Infatti il condizionale, in un contesto di questo tipo, indica che non si crede alle parole dell’interlocutore. Se a questo aggiungiamo il linguaggio non verbale, possiamo certamente dedurne che il conflitto sarebbe nato in ogni caso. In questo caso comunque il mancato uso del “lei” non è dovuto esclusivamente alla giovane età della ragazza, ma certamente anche alla sua origine.
Per rispondere a IsabellaL, trovo che “non è solo questione di età” sia il video più aggressivo, non tanto per il contenuto del conflitto, ma per i ruoli. Sull’autobus, tra moglie e marito e nell’intervista al ministro Brunetta abbiamo un rapporto paritario, e inoltre c’è una ragione che scatena l’aggressività (più o meno palesata). Il poliziotto invece, proprio per il ruolo che riveste, è ancora più aggressivo nel suo atteggiamento di superiorità e lo è fin da subito, senza che la ragazza lo abbia attaccato in alcun modo.
Penso che nel video “Intervista a un politico”, Brunetta parta un po' prevenuto e sulla difensiva. Usa il libro per accusare la Bignardi dicendole di non averlo letto. A questo punto inizia a provocare la giornalista con varie frecciatine. La giornalista però non soccombe, e inizialmente cerca di smorzare il conflitto con le frasi "dai,ministro sia tranquillo" "non faccia il professore con me" ma visto che Brunetta continua, controbatte anche lei con una frecciatina dicendo che "il libro non era cosi avvincente" da doverlo imparare a memoria. Dunque penso che a questo punto la giornalista voglia difendere il suo ruolo di presentatrice e la sua credibilità davanti al pubblico.
Nel video dell’autobus penso sia molto chiaro quanta “distanza” ci possa essere tra persone che vivono in una stessa città ma che hanno un età molto diversa. Stefano mi sembra abbastanza rispettoso inizialmente,semplicemente commenta le offese della signora e addirittura si mette a ridere (penso perchè gli sembri che la signora stia esagerando). La signora invece inizia ad offendere quasi da subito perchè FORSE fraintende il “qui ce seduta mia sorella” da parte di Stefano che in italiano a volte si usa in maniera scherzosa oppure per offendere. Ovviamente la signora non sa che la ragazza, che poco più in la sta parlando al telefono, è veramente la sorella di Stefano. Poi si aggiunge anche il signore, che a mio avviso dimostra un tipico clichè italiano, le persone non sono in grado di farsi gli affari propri, a cui Stefano alla fine risponde offendendo anche lui.
Sono d’accordo con i commenti precedenti e credo che offrano tutti degli spunti di riflessione molto interessanti e stimolanti. Innanzitutto condivido pienamente quanto sottolineato da IreneC su come tutti e quattro i video mettano in evidenza la differenza tra conflitto e litigio, nello specifico come il conflitto riguardi prima di tutto le relazioni e non l’oggetto della discussione in sé.
Nel video “Intervista a un politico” a mio avviso si assiste ad una sorta di climax ascendente della situazione conflittuale, che si innesca nel momento in cui Brunetta fa la sua prima insinuazione, affermando che la Bignardi non ha letto il suo libro. Probabilmente Brunetta cerca di mettersi in questo modo sulla difensiva, accusandola indirettamente di porgli delle domande a sproposito o comunque infondate dal momento che non prendono in considerazione quanto lui ha scritto e quindi spostando il focus su di lei. Potrebbe trattarsi dunque di un pretesto per evitare una domanda ostica e così non doversi esporre troppo su una questione delicata. Al tempo stesso però, come sottolineato da MarcoL, sarebbe grave pensare che l’intervistatrice non abbia veramente letto il libro visto che lei stessa ha invitato il politico alla trasmissione. L’accusa di Brunetta viene colta subito dalla Bignardi che a mio avviso cerca inizialmente di smorzare i toni con una risata ed esclamando in tono scherzoso “E dai però ministro stia tranquillo”, usando quindi un registro meno formale e distaccato, appunto per alleggerire la tensione. Per questo sono d’accordo con SilviaS sul fatto che all’inizio la giornalista cerchi di evitare il conflitto aperto, intuendo che l’ex ministro è rimasto stizzito dalla sua domanda. Purtroppo però Brunetta non accetta questo tentativo di appianare la tensione e al contrario continua ad avere un tono incalzante, affermando ancora una volta che sì forse la donna ha letto il suo libro, ma di certo non l’ha letto con la dovuta attenzione. A questo punto la Bignardi interpreta questa reazione come un ulteriore attacco nei suoi confronti, al punto da definire l’atteggiamento di Brunetta “da professore”, un insegnante che guarda la minima sfumatura e la “sgrida” per non “aver studiato con la dovuta attenzione”, ricollegandolo con questo appellativo all’immagine di un professore tedioso e puntiglioso. Questa allusione è molto evocativa anche nell’immaginario comune, forse un tentativo di dipingerlo in un certo modo e con una certa sfumatura agli occhi del pubblico suscitando un’immagine negativa e quasi ridicola. Inoltre è come se al tempo stesso il sottinteso fosse “Guarda non sei in grado di insegnarmi nulla”. A questo punto gli lancia anche una sorta di avvertimento, dicendo che anche lei è capace di "fare le battutine", facendogli quindi capire che ha intuito il suo gioco e che se vuole sa rispondergli per le rime. Questo atteggiamento, anziché intimorire Brunetta, lo porta a reagire con un ulteriore gesto di “sfida”, infatti afferma “le facciamo”. Di conseguenza la Bignardi reagisce per poter sminuire l’affermazione di Brunetta, precisando che è lui che fa le battutine e non lei, quasi a voler sottolineare che il suo comportamento così fastidiosamente scherzoso e provocatorio è infantile e che non è lei ad aver iniziato questo scambio di allusioni così puerile. Infine sferra un attacco abbastanza diretto a Brunetta, mettendo in luce come il suo libro sia noioso, dal momento che non è abbastanza avvincente da essere imparato a memoria. Condivido l’idea di IsabellaL che definisce questo atteggiamento contraddittorio, in quanto sembra quasi che la giornalista abbia invitato un politico a parlare di un libro che lei stessa non stima particolarmente. Effettivamente dietro potrebbe esserci una questione di audience, cioè il fatto appunto di volersi rendere “simpatica” e “divertente” attraverso queste frecciatine per ingraziarsi il pubblico, sapendo anche che Brunetta non è particolarmente amato dall’opinione pubblica, come spiegato da StefanoC, e quindi per questo è sicura di trovare l’appoggio e l’approvazione dei presenti nel “denigrarlo”.
Nel video “Attento a come parli” credo che il ragazzo sia abbastanza maleducato nel rispondere alla signora “Ah è pieno di posti vada”. Avrebbe potuto prima di tutto cambiare i toni della sua esclamazione e dal momento che veramente c’erano altri posti liberi avrebbe potuto dire semplicemente “guardi qui c’è mia sorella, se non le dispiace potrebbe sedersi in quell’altro posto?”. Da un lato la signora quindi fa bene a reagire con un “lei è un maleducato”, anche se probabilmente, come sottolineato da SilviaV, la sua reazione è legata anche al fatto che la donna dà per scontato di avere diritto a questo “favore” dal momento che è anziana e “la buona educazione” prevede che le cedano il posto sull’autobus. Tuttavia il ragazzo sentendosi attaccato ribatte accusando la signora di essere aggressiva, sebbene lui stesso sia stato il primo a reagire con un tono aggressivo. Il ragazzo poi riceve un ulteriore attacco da un altro passeggero, che implicitamente lo accusa di non essere una persona civile. Questo scambio di battute con l’altro passeggero lo porta poi all’esclamazione “complimenti”, ovviamente un’espressione usata in chiave ironica come per dire “bravo lei che si sente tanto nel giusto, che crede di fare la cosa giusta”. Condivido pienamente l’idea che il vero focus della discussione non sia chi può sedersi, ma piuttosto il rapporto tra le due categorie generazionali che i personaggi coinvolti rappresentano. Il passeggero infatti attacca l’intera categoria a cui appartiene il ragazzo e cioè i giovani, una generalizzazione che parte quindi dal presupposto che tutti i giovani si dovrebbero comportare allo stesso modo e quindi in maniera maleducata e irrispettosa. Una generalizzazione che si era vista anche nell’affermazione precedente della signora “Toh Maruchin”, anche abbastanza razzista tra l’altro, che effettivamente farebbe dubitare della saggezza e del rispetto normalmente associati alle persone anziane. Il passeggero accusa i giovani di essere menefreghisti, una provocazione alla quale il ragazzo risponde con “Bé si certo”, come se volesse invece sottintendere “si dì pure quello che vuoi” per assecondarlo passivamente. Si scatena quindi un vero e proprio contrasto fra il mondo degli anziani e quello dei giovani, i primi coraggiosi e responsabili in quanto “hanno fatto la guerra”, gli altri invece che si divertono a scontrarsi inutilmente negli stadi, almeno a detta dell’anziano. Al punto che poi il giovane, con tono palesemente seccato caratterizzato dall’uso anche di parolacce, sottolinea come il tutto non abbia nulla a che vedere con quello di cui stavano parlando prima. In effetti la discussione era partita dal posto a sedere e non da quanto siano immaturi i giovani per i loro comportamenti negli stadi o per la loro maleducazione. Quando poi la sorella interviene per cercare di calmare la situazione, il ragazzo utilizza un tono volutamente offensivo e soprattutto un termine esplicitamente denigratorio, definendo il signore “un vecchio” e esclamando “anziani maledetti”. Il termine “vecchio” salta subito all’orecchio perché non è “politically correct” definire in questo modo una persona di una certa età, parola che invece viene scelta dal giovane appositamente, dal momento che contiene questa carica particolare, per marcare il suo disprezzo. Sono d’accordo sul fatto che il conflitto sia soprattutto generazionale e ho trovato molto interessante l’osservazione di MarcoL sul fatto che anche il genere è da prendere in considerazione, infatti la signora si aspetta che le venga ceduto il posto anche in nome della cavalleria maschile. Anche questo denota una forte influenza del contesto culturale in cui ci si trova, ad esempio in Giappone se qualcuno chiede a una signora anziana se vuole sedersi l’offerta la porta a sentirsi in imbarazzo. Condivido anche la riflessione sulla posizione della sorella: potrebbe intervenire lei in prima persona e dire “guardi il posto glielo cedo volentieri” oppure “sì se non le dispiace le chiederei di sedersi nell’altro posto così posso rimanere vicino a mio fratello", mentre si limita a criticare il fratello e a cercare di calmarlo, ma poi concretamente non fa nulla per risolvere il conflitto e dire se è disposta a cedere il suo posto oppure no.
Nel video “Tra moglie e marito”, già quando il marito afferma “cos’è il festival dei ricordi?” sembra voler provocare la moglie, alludendo con un tono leggermente risentito alla loro relazione passata, a una malinconia mista a rabbia probabilmente, primo segnale che lascia intuire una forte carica emotiva di fondo celata in parte dai toni apparentemente tranquilli. Tuttavia successivamente l’opinione dei due personaggi si palesa chiaramente: lui accusa la moglie di essere una persona che non ragiona, che ha agito in maniera non opportuna probabilmente o comunque eccessiva e lei di non essere stato un buon padre. La moglie inizialmente mantiene un tono abbastanza calmo, almeno fino a quando non dice che non può resistere un anno senza il figlio. A questo punto si vede che nel marito prevale il senso di mancanza, che lo spinge addirittura a chiedere alla moglie di tornare a casa. Questa volta è lei invece a mostrare un certo astio, affermando che non servirebbe ad altro se non a farsi di nuovo del male. Evidentemente questa affermazione ferisce il marito e quindi di nuovo la nostalgia viene sostituita dalla collera, infatti ancora una volta si ripresenta un’accusa da parte del marito nel definire la moglie una persona non normale, alla quale lei controbatte dichiarando che le sue scelte non sono così illogiche come lui le dipinge. Un altro attacco si ha quando il marito sottolinea lo sforzo che gli è servito per iscrivere il figlio in quella scuola, sforzo sminuito dalla moglie che afferma che può comunque tornarci l’anno successivo. La moglie poi aggredisce il marito quando l'uomo rispondendo “e io?” la accusa implicitamente di non prenderlo in considerazione nelle sue scelte. La moglie infatti protesta sottolineando che comunque il marito non si è mai preoccupato di prendersi cura veramente del figlio e che quindi poi non farà una grande differenza se passerà con lui solo il weekend, accusandolo quindi di non essere un vero genitore e di non sapere come si cresce un bambino. A questa critica evidentemente molto forte il marito replica che deve andarsene, quasi come gesto di massimo rifiuto e indignazione verso quanto detto dalla moglie. A suo avviso non c’è motivo di restare, visto che tanto non serve discutere, lei ha già deciso che ha ragione e che si deve obbedire alle sue idee, perciò la discussione non è fatta più per confrontarsi dal momento che una delle due parti ha già scelto. Il marito si sente come se la donna gli stesse chiedendo di rinunciare a tutto, “una resa” assoluta appunto, mentre lei sostiene di volere solo un rapporto civile e di non essere criticata per le sue scelte di vita, per una vita autonoma e indipendente che lei ha preferito e che poi probabilmente l’ha portata ad allontanarsi anche da lui, al punto che l’uomo quasi non la riconosce più. Il dialogo si conclude con un “fa come vuoi” del marito, che implica ovviamente che la moglie non può veramente fare come vuole, o meglio che lui non vorrebbe che si facesse come vuole lei. Si tratta di un sentimento di resa amara e rassegnata di chi non ha più voglia di parlare e confrontarsi dal momento che ogni discussione sembra inutile e fine a se stessa. Anche in questo caso il punto centrale della discussione non è tanto l'argomento esplicito, cioè il figlio Francesco, ma piuttosto la relazione esistente tra i due interlocutori che genera una situazione conflittuale. In questo video c’è una forte tensione emotiva, per questo credo che sia molto evidente il conflitto, è pieno di riferimenti a discussioni passate, allusioni a liti pregresse e a discorsi ed eventi che li hanno portati ad avere questo ulteriore confronto e che caricano la conversazione di sentimenti contrastanti, da un lato la volontà di venirsi incontro in qualche modo e dall’altro la rabbia e la frustrazione.
Nel video “Non è solo questione di età” il conflitto si innesca nel momento in cui il commissario mostra il suo pregiudizio nei confronti dell’uomo scomparso, a cui implicitamente dà dell’ubriacone che è solito mettersi nei guai solo perché è straniero. Il tono diventa ironico e provocatorio soprattutto, nonché offensivo quando afferma“ sicuro gli è successo qualcosa”. Da un lato potrebbe essere interpretato come “d’altronde è un poco di buono, cosa ci si può aspettare da uno così?” oppure anche come la volontà del commissario di assecondare passivamente la ragazza senza ascoltarla veramente, quasi ripetendo a pappagallo quello che dice, dal momento che non ritiene il suo caso degno di interesse, ma anzi una perdita di tempo. Lei allora esplicitamente lo accusa sostenendo che il suo disinteressamento è legato alla sua origine, mettendo quindi a nudo il suo pregiudizio. A quel punto il commissario si stizzisce perché si sente come colto in flagrante, la chiama addirittura "bambina" e le grida “stiamo calmini”, invitandola a dargli del lei, quando invece è stato lui per primo a darle del tu. Quando la ragazza glielo fa notare, lui controbatte spiegando che la sua scelta è legata alla giovane età di lei, non alla sua nazionalità. Ma anche quando lei gli rivela che ha vent’anni e che quindi non è più una bambina lui comunque non si scusa, mostrando effettivamente una certa arroganza e superiorità. Sono d’accordo sul fatto che sia molto significativo il linguaggio non verbale usato in questo caso e condivido anche la riflessione di SaraV sull’uso del condizionale, che sembra mettere in luce fin da subito come il commissario parta già dal presupposto che quello che dice la ragazza è falso o comunque una questione di poco conto e che quindi il suo caso non sia degno di essere trattato con serietà. A mio avviso in parte l’età può giustificare l’uso del tu, nel senso che anche a me viene spontaneo dare del tu a un ragazzo giovane e comunque non mi infastidisce che mi si dia del tu anche se ho 23 anni. Secondo me in questo caso la maleducazione non passa solo e tanto dal dare del tu, ma proprio dall’atteggiamento generale del commissario, dalle allusioni che fa. Certamente in questo caso il contesto è formale e quindi sarebbe più opportuno optare per il lei, mentre qui è evidente che il commissario sceglie espressamente di usare il tu perché pone la ragazza in una condizione di inferiorità, come qualcuno che non è degno del suo rispetto e della sua attenzione, tuttavia se in una ipotetica situazione simile un poliziotto si dimostra invece disposto ad ascoltare con attenzione e interesse la denuncia di una ragazza il cui padre sembra scomparso può anche permettersi di darle del tu, senza che questo lo renda meno “serio e rispettoso” poiché svolge il suo lavoro con la finalità di aiutare un cittadino, compito ultimo della sua professione. Secondo me quindi la serietà e la professionalità derivano dall’impegno e dall’interesse che si mostra per la situazione più che dalla scelta del pronome.
Infine per quanto riguarda la domanda di Isabella, credo che questo conflitto sia quello più aggressivo se si prendono in considerazione gli elementi espliciti e i toni, ma senza dubbio il video “Tra moglie e marito” è molto più “denso” e “intenso” sul piano emotivo, dei sottintesi e quindi anche sul piano della relazione conflittuale di fondo che esiste tra i due interlocutori, sono i due soggetti fra i quali la tensione è più elevata e sembra sempre essere pronta a esplodere.
Vorrei concludere con una citazione a mio avviso pertinente rispetto a quanto emerge soprattutto dall'ultimo video, pronunciata dallo psicologo statunitense Carl Rogers: "La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione". Infatti in questo caso il giudizio dato a priori dal commissario impedisce all'uomo di capire veramente l'esigenza della ragazza e lo porta a sottovalutare la sua richiesta di aiuto.
Tutti gli interventi sono molto interessanti in particolare condivido pienamente l'ultima idea espressa da StefanoC, sono infatti pienamente d'accordo sul fatto che la Bignardi "si permetta" di avere un tono così ostile nei confronti di un suo ospite televisivo per l'impopolarità di Brunetta tra il pubblico.
Riguardo al video "intervista ad un politico", io francamente non so se Brunetta sia sincero quando accusa la Bignardi di non aver letto il suo libro, sicuramente ritengo che l'obiettivo di Brunetta nel ripetere più volte "lei non ha letto il libro", " sì ma lei deve leggere il libro" sia un modo per spostare il focus dalle domande che gli vengono rivolte e che lo mettono in difficoltà (alle quali infatti non risponde) alla messa in dubbio della professionalità della sua intervistatrice che tenta di screditare agli occhi dei suoi telespettatori. Inizialmente la Bignardi cerca di smorzare il tentativo di conflitto aperto ma in un secondo momento affermando che il suo libro "non è così avvincente da impararlo a memoria" cede al conflitto aperto e a tal riguardo concordo con IsabellaL che afferma che così facendo la Bignardi stessa "perde la faccia". La Bignardi fa un'affermazione ben poco lusinghiera nei confronti di un OSPITE della trasmissione di cui è conduttrice e che presumibilmente ha invitato. Ritengo che, per il suo ruolo, avrebbe dovuto cercare con tutti i mezzi di evitare il conflitto, ovviamente nella piena tutela della sua persona e della sua professionalità.
Riguardo al video "attento a come parli" sono pienamente d'accordo con l'analisi di LucaA e Micol. Penso che si tratti di una situazione veramente molto comune, personalmente ho assistito a scene di questo tipo diverse volte su un autobus, alle poste, ecc. episodi che non necessariamente hanno portato, come in questo caso, a un conflitto aperto ma dove comunque era presente un conflitto latente, fatto di commenti a bassa voce e "occhaitacce". Credo che in questo tipo di conflitto, generazionale, emerga con molta forza il conflitto latente che vede le nuove generazioni senza senso del dovere, del rispetto; le vecchie generazioni ancorate al passato, incapaci di vedere il futuro e di capire i giovani. Ognuna a mio avviso si sente superiore all'altra, la prima perché è la protagonista dell'epoca che sta vivendo, della tecnologia, perché conosce il mondo, l'altra perché ha vissuto la guerra e ne è sopravvissuta, perché ha alle spalle un grande bagaglio di esperienze. Si prende un pretesto per attaccare non la persona ma tutta la sua generazione.
La premessa è sempre la stessa: tutti i commenti precedenti forniscono idee, interpretazioni e approcci molto interessanti dei video in questione.
Nel video “intervista a un politico” si nota chiaramente l’aumentare della tensione tra i due interlocutori. Già alla prima domanda il ministro si dimostra propenso al conflitto accusando la giornalista di non aver letto il libro (“se lei avesse letto il libro”), un’accusa suscitata dalla domanda (forse poco pertinente) della giornalista che lei stessa incassa cercando di smorzare i toni. Il ministro torna poi all’attacco ripetendo per ben tre volte “non l’ha letto bene” sovrapponendo la voce della giornalista e continuando a sostenere la propria tesi. La Bignardi reagisce con ironia definendo Brunetta un professore e, come suggerito da StefanoC, comincia a screditare il ministro pur di spostare il focus dal proprio tentativo di salvarsi la faccia (il pubblico potrebbe effettivamente pensare che la conduttrice non abbia letto il libro) al ministro, un personaggio facile da screditare poiché non particolarmente amato dal pubblico. La conduttrice definisce poi il libro “non avvincente” scatenando l’applauso del pubblico e sminuendo il proprio ospite, come se volesse giustificare la poca pertinenza della propria domanda posta al ministro. Per tutta risposta, Brunetta ribadisce la propria accusa nei confronti della giornalista (“lei non l’ha letto”) mostrando un atteggiamento apertamente conflittuale. Come sottolineato già da Silvia S e Luca A, anche secondo me possiamo riscontrare alcune repliche aggressive.
Come già affermato da molti, il video “attento a come parli” presenta un conflitto tra generazioni. L’anziana signora parte dal presupposto che, vista la sua veneranda età, le si debba lasciare libero un posto. Sono d’accordo con Micol T, assistiamo ancora una volta al classico stereotipo di giovani (fannulloni, maleducati, egoisti) e anziani (ripetitivi, scorbutici, insofferenti). Entrambi gli interlocutori, chi prima, chi poi, passano dalla parte del torto insultando l’altro apertamente. Si tratta di un esempio di comunicazione interculturale malriuscita, dove l’interculturale non si riferisce a due parlanti di lingue diverse ma a due parlanti aventi frames e modi di rappresentare e dare significato alla realtà diversi.
Mi ricollego un po' a tutto quello che ho letto in svariati commenti.
Condivido soprattutto l'idea di #ValentinaG, cioè che buona parte delle azioni - specialmente della Bignardi - siano dovute quasi a un "gioco di strategie televisive": è vero che Brunetta parte probabilmente prevenuto nei confronti di lei, accusandola direttamente di non aver letto il libro, ma la Bignardi stessa lancia verso di lui accuse. Il motivo principale è sicuramente quello di non "perdere la faccia", ma un conduttore televisivo sa bene che al pubblico piacciono i conflitti e le situazioni "particolari": definire il libro di Brunetta "non dei più avvincenti" è sia un modo per salvarsi la faccia sia un modo per allettare il pubblico; siamo onesti, ci attrae di più un "no, io il suo libro l'ho letto!" (difensiva) o un "il suo libro non è così avvincente!" (ponendo quindi chi accusa in posizione difensiva)?
Ammetto che quella sua frase mi ha quasi fatto ridere.
Il video marito/moglie presenta un tipo di conflitto diverso, intriso di vari elementi (specialmente rifiuti totali con costante ribaltamento nel ruolo di chi accusa e chi si difende).
E' inoltre molto interessante vedere come il tono della conversazione (un fondamentale elemento di metacomunicazione, specialmente in un conflitto) aumenti man mano che il dialogo prosegue - con i punti di disaccordo che si accumulano l'uno sull'altro: è tutto una costante frecciatina, un lasciare intendere il contrario o lanciare (contro-)proposte per sottolineare l'assurdità di certi enunciati, ecc...
E davvero difficile dopo tutti questi commenti densi, precisi e pertinenti provare ad aggiungere qualcosa di nuovo, ma dirò la mia.
Ho guardato il video “Intervista a un politico” e il video “Tra moglie e marito”, diversi per alcuni aspetti, ma molto simili per altri.
Per quanto riguarda il primo video, concordo con MarcoL quando dice che l’intero conflitto è basato sulla squalifica reciproca del ruolo dell’interlocutore. Credo sia importante sottolineare che, a differenza del video “Attento a come parli” (che non ho visto, ma sul quale mi sono fatta un’idea generale a partire dai vostri commenti), dove due persone sconosciute entrano in conflitto, in questo caso i due interlocutori si conoscono molto bene e si mettono uno davanti all’altro ben coscienti che, presto o tardi, il conflitto tra di loro affiorerà e i toni si alzeranno. Visti i due personaggi, tra l’altro, forse non è utopico credere che abbiano persino il desiderio di far affiorare il conflitto (sia questo per aumentare l’audience o per la pura e mera volontà di screditare in qualche modo l’altro). Inoltre, è da considerare, che i due si trovano a conversare in un contesto “obbligato”, comandato dalla rete televisiva, da chi gestisce il programma e dagli argomenti caldi del momento. Diciamo che, in contesti meno formali, i due non avrebbero avuto piacere di incontrarsi, perché chiaramente non si stimano. Partendo da questi presupposti , secondo me, il conflitto sorge perché entrambi cercano di “infangare” l’altro, nel tentativo di difendersi da accuse (“lei non ha letto il mio libro”) o per evitare di prendere posizione su temi scottanti (cosa ne pensa il ministro della privatizzazione del pubblico?). Perciò, come già esplicitato per esempio da JessicaM , anche io credo che le accuse di Brunetta a Bignardi derivino dal tentativo di distogliere l’attenzione dalla domanda. Bignardi, dal canto suo, ribatte (anche forte dell’appoggio, inizialmente silenzioso poi esplicito, del pubblico) per proteggere la sua “faccia”, il suo ruolo di giornalista. Nessuno dei due è intenzionato a mettere fine al conflitto, i pochi tentativi di attenuare i toni hanno difatti vita molto breve, e le motivazioni di ciò potrebbero essere personali (Bignardi e Brunetta non si stimano come persone), di ruolo (Bignardi e Brunetta non si stimano come “personalità”, giornalista e politico) oppure televisive (entrambi sanno che, da che mondo è mondo, un confronto televisivo dai toni accesi attira più pubblico).
“Tra moglie e marito” condivide con “Intervista a un politico” il fatto che i partecipanti al conflitto si conoscono già. Come faceva notare IreneC, i conflitti riguardano le relazioni: ma, mentre nel primo video si crea un conflitto tra due “personalità”, in questo video il conflitto si crea su una relazione personale. E le accuse sono molto più profonde e mirate che nell’altro video (d’altronde il livello di coinvolgimento è molto diverso). Rispetto alla situazione del primo video, inoltre, ex-moglie e ex-marito si trovano in un bar, faccia a faccia, e nonostante non possano alzare i toni per evitare scenate in pubblico, sono molto più liberi di essere estremamente taglienti perché non c’è nessun altro a cui dover rendere conto delle proprie affermazioni o davanti al quale salvare la faccia, se non la persona che si ha di fronte. I due si accusano a vicenda sul ruolo di genitore, ma è evidente che c’è molto di implicito in ogni “frecciatina”. Sono quindi d’accordo con ValentinaG quando dice che, per quanto le accuse siano esplicite, in realtà i due stanno discutendo di molto altro mentre in superficie tentano di accordarsi su come gestire il figlio. Anche in questo caso, non c’è nessuna intenzione di superare il conflitto. Anche se apparentemente lei si dimostra più aperta al dialogo e alla comprensione, arriva all’incontro con lui con le idee già chiare su come si svolgeranbo le loro vite da quel momento in poi e senza volontà di discuterne, bensì con il solo intento di informarlo. Lui, dall’altra parte, arriva al bar già infastidito, sulla difensiva e rassegnato, senza voglia di contrattare, ma con l’intento preciso di accusare l’ex-moglie.
Per terminare, ho trovato molto pertinente la citazione di Carl Rogers riportata da SimonaS: “La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”. Si applica perfettamente ai due casi qui analizzati: entrambe le coppie di interlocutori si incontrano avendo già un’idea chiara e definita di chi hanno di fronte e con un intento preciso di screditare, aggredire o accusare l’altro. Il conflitto non ha, così, nessuna speranza di vedersi superato.
Credo che nel primo video “Intervista a un politico”, si tratta di un conflitto aperto, in cui ciascuno persegue i propri obiettivi e protegge i propri interessi:
'La miglior difesa è l'attacco'. Brunetta non volendo rispondere alla domanda «scomoda», non si limita solo a cambiare argomento, ma lo rende più attraente per il pubblico, accusando Bignardi della sua incompetenza e incapacita come un giornalista e conduttrice. Allo stesso tempo Brunetta cerca di rafforzare la sua autorità davanti al publico sminuendo il significato dell'opinione di Bignardi. Secondo me il ministro ha raggiunto l'obbiettivo (alla fine tutti ricorderanno l'accusa di Brunetta e non la domanda di Bignardi) ma non perché aveva raggione o aveva utilizzato la giusta strategia del conflitto, ma perché la conduttrice ha dato una reazione aggressiva (esattamente quello che si aspettava Brunetta )
'Il modo migliore per evitare il conflitto è non entrare in esso'. Daria Bignardi si sente insultata e cerca di "salvare la faccia", ma anziche allontanarsi dal conflitto, che alla fine non finisce bene per nessuno dei partecipanti, sceglie la strategia peggiore :entra in esso e lo amplia . E come giustamente notato MarcoL, la difesa diventa velocemente l'attacco. In questo momento la situazione si peggiora e adesso viene percepita da tutti due come la sfida estremamente significativa, come una questione di vittoria o sconfitta e quindi diventa il conflitto difficile da risolvere.
Per quanto riguarda il secondo video “Attento a come parli”sono d'accordo con tutti commenti precedenti. Una cosa che vorrei far notare e' che nonostante il comportamento non rispettoso del ragazzo giovane verso la signora anziana è la signora che ha iniziato il conflitto: non si può porre la domanda, che a priori implica sia risposta positiva che negativa, e poi stupirsi ottenendo la risposta che non ci si aspettava. Voglio dire, quandi si fa una domanda devi essere pronto a qualsiasi risposta. E' vero che in questo caso e' stata la domanda di cortesia, ma è vero anche che ognuno lo puo percepire a modo suo.
Meglio tardi che mai! Non ho molto da aggiungere visto il numero di commenti estremamente dettagliati e completi, tutti molto interessanti.
Nel video "Intervista a un politico", Brunetta è fin dall'inizio alterato, infatti notiamo sin da subito il suo dissenso quando interrompe la giornalista corregendola con "io non l'ho mai detto". Questo è un segno lampante della sua volontà di mantenersi sulla difensiva. Di seguito accusa la Bignardi di non aver letto il libro, insistendo ripetutamente. Sicuramente l'atteggiamento di Brunetta non è il massimo esempio di cortesia e sicuramente si pone in modo sfacciato e aggressivo, ma, a parer mio, nemmeno la giornalista assume un atteggiamento professionale nel quanto risponde a tono alimentando la polemica invece di attenuarla.
Nel video "Attento a come parli", non saprei come esprimermi in quanto entrambe le parti hanno ragione e torto. Gli "anziani" sono stati offensivi, la signora inoltre si è dimostrata anche razzista (stereotipo della vecchia generazione) e il signore tergiversa sul discorso storico della guerra ("noi abbiamo fatto la guerra") il quale non c'entra nulla con la situazione. I "giovani" avevano già quei posti e, anche se capisco sia difficile, avrebbero dovuto attenuare il conflitto cedendo il posto alla signora o evitando ulteriori risposte sgarbate. D'altro canto, come si vede nel video vi erano altri posti disponibili dove sedersi, la signora avrebbe potuto farlo notare a Stefano, o semplicemente sedersi nei posti liberi senza creare un inutile conflitto.
Nel video "Tra moglie e marito", traspare la classica discussione tra persone separate che non riescono a trovare un accordo. Partono entrambi prevenuti e si intuisce sin dall'inizio che sarà difficile trovare un'intesa. Lei cerca inutilmente di attenuare le provocazioni del marito come ad esempio "io voglio un rapporto civile con te, sei il padre di mio figlio", lui a sua volta infierisce accusandola di non essere un buon esempio "autonoma e indipendente?!" sottolinea il marito provocandola maggiormente. Un conflitto aperto in cui non si trova un accordo poiché il marito decide di alzarsi e andare via senza lasciare il tempo alla (ex?) moglie di rispondere o proseguire la conversazione/discussione.
Nel video "Non è questione di età", vengono messi in evidenza conflitti di natura diversa. Il primo è il conflitto sulla nazionalità: lui presumibilmente italiano e lei araba. Lui prende la notizia della scomparsa del padre della ragazza molto alla leggera usando il condizionale e esplicitando che è una perdita di tempo ("da quando mancherebbe?" "ieri sera?" "vabbè stiamo perdendo tempo") e lancia subito una provocazione razzista, mormorandola sottovoce ("extracomunitario..."), stereotipando ("avrà incontrato qualcuno, una donna...si è messo a bere"). Lei, infastidita dal comportamento del poliziotto, gli fa notare il suo comportamento inadeguato sottolineando "non te ne frega niente perché è arabo, se fosse stato italiano come te non faresti così". Lui di fronte all'evidenza, si mantiene sulla difensiva e la riprende mancandole di rispetto ("ohhh!") e definendola una bambina. Proprio a questo punto, si presenta il conflitto sull'età. Il conflitto si inasprisce ancor di più ("iniziamo a rivolgerci con il lei") e non si giunge a nessun tipo di accordo.
Prima di tutto...Giulia, sono assolutamente d'accordo, meglio tardi che mai! ;)
Penso che su una cosa concordiamo tutti: tutti i commenti e interpretazioni sono veramente interessanti ;) Sono anche molto pertinenti e talmente esaurienti che a questo punto risulta veramente difficile aggiungere qualcosa di innovativo.
Io personalmente ho guardato i video "Intervista a un politico" e "Attento a come parli!" e dunque mi esprimerò solo in relazione ad essi.
Per quanto riguarda il primo video, non conoscendo bene né la scena politica né la giungla televisiva italiane, posso condividere con voi le mie impressioni in base a quel breve filmato in cui ho visto per la prima volta in vita mia sia l'ex ministro Brunetta che Daria Bignardi. E vi devo dire che dal mio punto di vista la persona meno simpatica sembra, curiosamente, l'intervistatrice. Ovviamente, come molti di voi hanno già notato, si tratta di un show televisivo (e qua, nonostante alcune similitudini, noto delle differenze tra le regole che determinano il mondo televisivo polacco e quello italiano) cui obiettivo è, prima di tutto, quello di intrattenere il pubblico...ed ovviamente i conflitti aperti intrattengono molto di più delle situazioni in cui gli interlocutori concordono pienamente. A me personalmente sembra che la Bignardi faccia le domande senza un vero interesse di sentire le risposte e che cerchi di salvare la sua „faccia” di fronte al pubblico squalificando l’altro, come molti di voi hanno notato. Lo si vede all’inizio della conversazione riportata, quando pare che la presentatrice attribuisca a Brunetta delle affermazioni che lui non riconosce come parole sue. A questo punto sembra abbastanza logico che l’ospite dica: „se lei avesse letto il libro…” (come alcuni di voi, penso anch’io che lui sia convinto che la Bignardi non abbia letto il suo libro) ed io mi aspetterei anche uno sviluppo di quest’idea…solo che la Bignardi, secondo me, non gli lascia finire la frase e comincia subito a rispondere all’accusa (ma se lei non avesse letto il libro in questione, sarebbe stata piuttosto una constatazione di un fatto e non un’accusa), per lo più in una maniera poco formale („e dai però ministro sia tranquillo il libro l'ho letto”) che al mio orecchio sembra anche un po’ screditativa (a me Brunetta sembra perfettamente tranquillo). In seguito, anche se Brunetta mitiga leggermente la sua posizione („non l’ha letto bene” anziché „non ha letto il libro”), lei risponde in chiave arrogante alzando un po’ la voce („non faccia il professore con me”) e qualifica la ricorrente risposta di Brunetta („non l’ha letto bene”) come „battutine”. Siccome lo fa comunque con un sorriso, anche Brunetta sorride e per un momento si spera che il conflitto sia mitigato: la Bignardi ammette che non ha imparato il libro a memoria, il politico concorda che in effetti non bisogna farlo…e poi subito, una freccina avvelenata da parte dell’intervistatrice („anche perché non è che proprio sia così avvincente da doverlo imparare a memoria...”) che uccide il sorriso e distrugge la fragile pace tra i due.
Come è già stato notato, entrambi gli interlocutori stanno cercando di screditarsi a vicenda per salvare ciascuno la sua „faccia” e il suo ruolo. Le domande della Bignardi mettono in pericolo la „faccia” di Brunetta (sia perché lei gli attribuisce parole che lui non riconosce come sue, sia perché gli fa delle domande scomode – a voi decidere) che per salvare la sua „faccia”, contesta quella della Bignardi nel ruolo di intervistatrice che avrebbe dover letto il suo libro prima di invitarlo al suo show. Successivamente, la presentatrice contesta Brunetta come „professore” (anche se, effettivamente, lui lo è stato). Come molti hanno osservato, il comportamento dell’intervistatrice è contradittorio visto che all’inizio si ostina a salvare la sua faccia („il libro l’ho letto”) per poi cedere parzialmente con l’obiettivo di mitigare il conflitto apparentemente („allora devo ammettere che non l’ho imparato a memoria”) e per squalificare l’interlocutore in seguito, negando il merito al libro oggetto dell’intervista („anche perché non è che proprio sia così avvincente da doverlo imparare a memoria ...”).
Per quanto riguarda il video „Attento a come parli!” invece, non ho molto da aggiungere a quello che è già stato detto: evidentemente si tratta di un conflitto generazionale e di relazione. La signora anziana che chiede per cortesia di sedersi in un posto libero accanto a Stefano chiaramente non si aspetta una risposta negativa. Crede che il posto le sia dovuto per ragioni di età e genere e la mancata soddisfazione di queste aspettative scatena un conflitto. Considerando il „giovane” maleducato, la signora anziana dimostra una considerevole belligeranza e, a sua volta, anche lei poca educazione quando si innervosisce. Si vede in modo chiaro che le due generazioni hanno delle „frames” diverse. Lo dimostra ancora di più la diatriba del altro signor anziano che comincia a contrapporre la „generazione civile che ha fatto la guerra” e la „gioventù sprecata ed incivile che fa guerra negli stadi”, ricorrendo a degli stereotipi che non hanno niente a che fare con l’oggetto del litigio. Anche il „giovane” alla fine perde la pazienza e la vena ironica ed inizia ad insultare apertamente il suo interlocutore, chiamandolo un „vecchio” invece di „signore” ed assumendo di questo modo il ruolo di un „giovane incivile”.
Da persona che comunque condivide il tipo di educazione con gli anziani del video, devo dire che tutto il conflitto potrebbe essere stato evitato se, a prescindere dal fatto che ci siano altri posti liberi o no, Stefano avesse ceduto il suo posto alla signora senza discutere. A me personalmente è stato inculcato che non bisogna discutere con persone più grandi ed ammettere che hanno sempre ragione loro, anche se in fondo uno non è d’accordo e considero tale postura un modo efficace per evitare i conflitti.
Buon pomeriggio a tutti,
Sono pienamente d’accordo con IsabellaL e ValentinaG: apparentemente lo scambio è abbastanza pacato, nel senso che non viene esplicitato attraverso l’uso di insulti o voce alta -probabilmente proprio per il contesto in cui si svolge- ma il livello di aggressività è piuttosto elevato e si esprime attraverso altri espedienti.
Concordo con JessicaM sul fatto che sarebbe interessante sapere come inizia la conversazione, per avere un quadro più chiaro della situazione: potrebbe essere stata arrogante anche la ragazza, ma da come si rivolge inizialmente all’ispettore non sembra.
Sono pienamente in accordo con tutti i vostri commenti e condivido quanto detto fino ad ora.
Il video che mi ha colpito di più è quello dal titolo NON È SOLO QUESTIONE DI ETÀ, forse perché a mio avviso è quello più realistico di tutti, dopo il video intitolato TRA MOGLIE E MARITO che però fa parte di una altro percorso (Siamo d’accordo?).
Per rispondere a IsabellaL, a mio giudizio, il litigio in caserma tra la ragazza araba che denuncia la scomparsa del padre e il poliziotto è quello più aggressivo tra tutti i video sopra elencati e come dicevo prima è quello più realistico in quanto, purtroppo, accadono veramente situazioni del genere al giorno d’oggi, soprattutto quando si tratta di persone come l’ispettore Coliandro che sono spavaldi, arroganti, autoritari (persone che molto spesso non sono neanche autorevoli), gente che ostenta superiorità , che ha degli stereotipi, dei pregiudizi, e più di tutto, persone che sono razziste.
Infine, ripropongo un pezzettino del commento di Stefano C: “E vado oltre, oserei dire che l’ispettore è addirittura compiaciuto di aver trovato conferma dei suoi pregiudizi. È come se dicesse a sé stesso “vedi che ho ragione ad avercela con i musulmani.”
Ritengo che ogni discussione possa essere letta da punti di vista differenti; sono convinta che il tipo di relazione fra due o piu' persone influisca sull'andamento degli scambi verbali e sull'esito della discussione. Ad esempio nel caso del dialogo fra marito e moglie lo "stato" della relazione di coppia ha piu' peso rispetto alle frasi in sè anche se particolarmente aggressive come già sottolineato da altri e che lo stato d'animo del momento possa interferire con la scelta del tono di voce e del linguaggio scelti per comunicare.